Intervista a Renato Cesca
Fondatore e titolare della NCM

Professionisti 10 gen 2019


«Crescere insieme, partendo dalle risorse e dalla cultura del territorio, solo questo può rappresentare un valore aggiunto che fa sì che il prodotto che si viene a realizzare sia davvero speciale, unico, per certi versi ineguagliabile». 


Sono queste le parole che ama ripetere Renato Cesca, 64 anni, sposato, una figlia, fondatore e titolare della Ncm, impresa meccanica specializzata nel settore energetico e aeronautico, nonché presidente della HtcHigh Technology Center (costituita nel 2006 da undici imprese del territorio), e anche presidente di Cna Umbria. 


«Solo la capacità di fare autocritica può innescare un processo di trasformazione. D’altronde le crisi chiamano al cambiamento, alla messa in discussione di assetti consolidati. Una sfida a cui siamo chiamati tutti, a cominciare da noi stessi e dalle organizzazioni di cui facciamo parte».

Renato Cesca racconta così la filosofia che sta dietro a tante scelte vincenti. Nel suo carattere e nella sua lungimiranza in fondo sta il senso del processo che lo ha portato a diventare un capitano d’industria di successo, stimato e apprezzato nel mondo. Lo dicono i numeri, i risultati raggiunti, i progetti in cantiere, tutti concepiti per realizzare sogni arditi ed anche per costruire un futuro migliore. 
Renato Cesca, per anni presidente del polo aerospaziale umbro ha creato dal nulla la sua azienda fino a farla diventare uno dei fiori all’occhiello della meccanica fine.


«La svolta c’è stata - rivela - quando alla Ncm fu assegnato un premio prestigioso». 
L’importante riconoscimento fu ottenuto nel 2013 a Londra dalla General Electric Oil&Gas (per la quale la Ncm produce da anni camere di combustione, combustori di ultima generazione e ugelli per carburante), nell’ambito della “Supplier conference”. Su circa 150 imprese invitate, di cui solo cinque italiane, furono quattro i premi assegnati: Quality, Fulfilment, Innovation e Engineering. La Ncm si aggiudicò l’Award For Lean Innovation, per “la capacità di evolversi e rinnovarsi, distinguendosi per l’abilità nell’anticipare i tempi, nel guardare oltre i propri confini geografici e culturali, cogliendo con tempismo le opportunità offerte dal mercato grazie all’alto know how tecnologico dei suoi collaboratori”. 
Renato Cesca non nasconde la propria soddisfazione. 
«Siamo un’azienda in crescita dice che dà lavoro a 300 persone, con un fatturato che sale ogni anno».

«Nel 2014 abbiamo speso 5 milioni di euro in nuove macchine, nel 2015 altrettanto. Operiamo con un nuovo strumento straordinario che si chiama “Additive manufacturing”, stampanti 3D che dalla polvere di vari materiali come l’acciaio realizza pezzi finiti di altissimo pregio, che diventano parti di turbine. C’è poi un impianto tomografico che garantisce la massima qualità e sicurezza del prodotto». 


«Oggi - continua - lavoriamo soprattutto con l’energia e oltre il 60 per cento della nostra produzione è destinata a paesi come Stati Uniti, Russia, Francia, Ungheria e altre realtà in cui è presente General Electric, il nostro maggiore cliente». 
«L’obiettivo è quello di espandere la produzione, equilibrando i nostri settori di competenza (aeronautico, industriale, energetico, tecnobiomedicale) per avere maggiore stabilità e nuove opportunità». Rientra in questo percorso anche il recente accordo tra l’azienda umbra e l’americana Pratt&Whitney, per la produzione di componenti dei motori degli aerei multiruolo F135, per un valore di sette milioni di euro. 
E se gli si chiede: cosa ha significato lavorare in Umbria? 
Cesca risponde così: «Difficoltà chiaramente. Non avere grossi players accanto non aiuta. Quando abbiamo festeggiato il venticinquesimo il direttore di Agusta, l’azienda di Finmeccanica che fa elicotteri, disse: “Non credevo mai che a Foligno ci fossero tutte queste belle tecnologie, ma io faccio prima ad andare a Mosca che venire qui”. Quindi i problemi sono questi. Ben vengano dunque le strade, i nuovi collegamenti». 


Mai avuto la tentazione di andare via da questa regione? 
«No, assolutamente, riceviamo inviti dal Canada, dal Messico, dalla Svizzera, ma sono convinto che il fatto di operare in un territorio come l’Umbria rappresenti un valore aggiunto. In termini di bellezza, di ambiente, di storia, di etica, di tradizioni, di cultura, di rapporti con le persone, con le scuole, con le università. Certo c’è molto da fare. Non bisogna mai accontentarsi, arrendersi, crogiolarsi sul passato. Ed è per questo che anche con la Cna puntiamo ad un rinnovamento radicale. Stiamo lavorando molto su tutti i territori. Oggi l’artigiano ha bisogno di una serie di servizi che prima neanche esistevano, di internazionalizzarsi, di rinnovarsi. E solo puntando sui giovani, mettendo insieme energie, competenze, si può fare alta formazione, e dunque trasformare il modo di pensare e di operare del mondo artigianale e della piccola impresa. Perché c’è bisogno di crescere insieme se si vuole continuare a superare gli ostacoli e guardare lontano».

di Francesco Castellini