Umbria export
Ai primi posti per l'export

Lavoro in Umbria 02 feb 2019

Timidi segnali di crescita in Umbria. L’aggiornamento congiunturale sull’economia regionale da parte di Bankitalia disegna un quadro tutto sommato incoraggiante. 
Tanto che gli operatori si attendono un’evoluzione a breve anche per i settori che ancora annaspano. 
Nel comparto industriale si soffre molto, è vero, ma il fatturato continua ad aumentare, e il terziario ha evidenziato segnali di miglioramento.

E se è assodato che l’edilizia resta l’anello debole della catena, Bankitalia registra anche qui qualche segnale promettente. 
Insomma viene evidenziata una “ripresina” che però, al momento, stenta ancora a produrre effetti collaterali e benefici diretti in termini occupazionali.
Una nota molto positiva arriva dall’export. Dal 2017 le condizioni dell’economia umbra sono migliorate, favorite dal consolidamento di consumi e investimenti e dall’espansione delle produzioni destinate all’estero. 
Vanno bene in particolare i settori maglieria-abbigliamento, olio e mobile dell’Alta Valle del Tevere.

Dall’analisi del monitor dei distretti dell’Umbria, realizzato dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, emerge evidente il trend positivo, con esportazioni per circa 550 milioni di euro che pongono la regione ai primi posti a livello nazionale in termini di crescita percentuale delle esportazioni distrettuali, con un incremento dell’11,6% rispetto alla media nazionale del 2,0%.

Il peso delle esportazioni verso i paesi emergenti è passato dal 21% nel 2008 all’attuale 31%, segno di una progressiva strutturazione delle aziende che operano nei settori monitorati.
Gli Stati Uniti si confermano come il principale partner nelle esportazioni distrettuali, con più di un quinto della domanda, ma è interessante evidenziare la crescita registrata nelle vendite verso la Federazione russa (+25,4%) e verso i mercati dell’Asia orientale, come Hong Kong (+66,5%), Repubblica di Corea (+16,9%) e Cina (+23,5%).

Il principale distretto della regione è quello della maglieria e abbigliamento di Perugia con oltre 350 milioni (+9,3%), (dove il re del cashmere Brunello Cucinelli la fa da padrone) seguito dal distretto dell’olio con 139 milioni (+19,8%) ed infine il distretto del mobile dell’alta valle del Tevere, con circa 57 milioni di esportazioni +7,3%) nel periodo gennaiosettembre 2018.
Le prospettive per il 2019 sono favorevoli. Ma non c'è ancora da illudersi troppo.
Va ricordato che la stessa economia italiana nel suo insieme mostra segnali importanti, comunque lontani dai livelli toccati nel recente passato. 
Su tutti cala gelida la sentenza espressa dal Centro Studi di Confindustria, contenuta nel rapporto “Scenari Industriali”, che afferma: “Se la crescita dovesse proseguire al passo attuale, il recupero dei livelli persi nel corso della crisi si concluderebbe nel 2021”. 
E come se non bastasse a questo si aggiungono le previsioni elaborate da Prometeia, che sposta l’asticella al 2023. 
Dunque ancora cinque lunghi anni per considerarci pienamente risorti. Insomma qualche luce si è accesa, ma i fantasmi della recessione e le tante ombre ad essa collegate sono ancora tante, troppe rispetto anche alle medie nazionali. Non potendo prescindere dal fatto che da queste parti si è caduti più in basso e si sta peggio che altrove.